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News Open Farm

Carne e Covid-19

18 Maggio 2020
Categoria: Carne

Macelli e Covid-19: impianti di lavorazione della carne al centro di focolai in tutto il mondo. Situazione critica negli USA

Caotici e folli. Così il Guardian, riprendendo un commento di Ben Lilliston dell’Institute for agriculture and trade policy britannico, definisce i grandi macelli che in molti paesi stanno diventando focolai di Covid-19, preoccupando le autorità sanitarie. Questi luoghi, insieme agli allevamenti intensivi e ai wet market, rappresentano diversi aspetti di un rapporto malato con la natura, di cui l’umanità paga ora il conto.

Sempre meno gestiti da macellatori indipendenti e sempre più anelli di filiere enormi, in mano a colossi di dimensioni planetarie come Cargill e Tyson Food, ma al tempo stesso luoghi dove vigono condizioni di lavoro che vengono sovente accostate alla schiavitù, i macelli hanno sempre continuato a lavorare durante la pandemia (almeno fino allo scoppio dei focolai), questo ha favorito la diffusione del coronavirus, all’interno e all’esterno.

Il caso più eclatante è quello degli Stati Uniti, con oltre 180 impianti colpiti, ma situazioni analoghe si segnalano in Irlanda, Spagna, Germania, Regno Unito, Canada, Brasile e Australia. L’effetto drammatico è l’abbattimento obbligato di migliaia di capi che gli allevatori non si possono più permettere di mantenere a causa dell’inceppamento della filiera della carne.

Come tutto ciò sia potuto succedere è abbastanza chiaro. Per le particolari situazioni lavorative che si creano nei macelli, spesso non è stato possibile indossare le opportune protezioni o introdurre le misure di distanziamento e disinfezione, spiega il Guardian. In più in molti paesi la forza lavoro è costituita da immigrati, anche irregolari, che sfuggono ai controlli e vivono in abitazioni affollate, dove il contagio si diffonde velocemente.

Il risultato è un lungo elenco di focolai.


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